Un diritto inalienabile
Dal 13 gennaio è partita la raccolta firme del comitato italiano dell'acqua a favore di una legge d'iniziativa popolare per la ripubblicizzazione dei servizi idrici. Ma quali sono gli obiettivi di questa campagna che sta prendendo vita dal basso e che combatte per il sogno di un "possibile altro mondo"?
L'acqua, bene comune, parole che a forza sono entrate nel lessico politico, nelle mozioni delle assemblee elettive, nel liguaggio quotidiano di tutti, ma che corrono il rischio di rimanere virtuali, "chiacchiere metafisiche", senza che abbiano la necessaria potenza per trasformarsi in comportamenti, obiettivi specifici e ancor meno in vertenze e negoziati concreti con le istituzioni.
Il Presidente del "Comitato Italiano per un Contratto mondiale sull'Acqua", Emilio Molinari, suggerisce un'azione che si dispieghi su tre fronti, al fine di intervenire con lucidità ed informazione, ma soprattutto con le carte giuste affinchè "l'altro mondo possibile" non rimanga uno scenario utopico all'orizzonte.
Il rifiuto della mercificazione di un bene comune indispensabile alla vita ha fatto si che si aprisse una vertenza mondiale a favore della ripubblicizzazione dei servizi idrici, con la conseguente uscita dell'acqua dai negoziati del WTO (Organizzazione Mondiale del Commercio) e dalla direttiva europea Bolkestein.
A che punto siamo in Italia? La situazione è la seguente:
-nel programma dell'Unione viene dichiarato che i servizi idrici devono essere pubblicizzati nella proprietà e nella gestione.
-nel disegno di legge Lanzillotta, si afferma che il servizio idrico è escluso dalle privatizzazioni.
-la scadenza del 31 dicembre 2006 per l'affidamento tramite gara è stata prorogata di un anno su richiesta del Contratto Mondiale.
-Il consiglio dei Ministri ha impugnato per incostituzionalità la legge della Regione Lombardia che rende obbligatoria la privatizzazione totale della gestione dei servizi idrici.
Ciò significherebbe una vittoria schiacciante sul fronte, arrivare a dichiarare per legge che nel nostro paese l'acqua non è privatizzabile nè nella gestione nè tantomeno nella proprietà, ma purtroppo la situazione non è così semplice come sembrerebbe essere a prima vista.
Le resistenze interne al governo dell'Unione e le offensive dell'opposizione sono sconcertanti e si sviluppano soprattutto a livello regionale a partire dalla Sicilia, dove l'acqua è "vinta" dalla cordata della SMAT (Società Metropolitana Acque Torino S.p.A.), che gestisce reti idriche e impianti di trattamento di acque potabili e acque reflue fra i più grandi ed avanzati in Europa, e dell' AGMA di Genova.
Ben più ostica è la situazione Lombarda dove per legge si rende obbligatoria la privatizzazione e si sospettano fusioni societarie tra AEM (azienda energetica milanese), MM (acquedotto milanese), AMSA (azienda milanese per lo smaltimento dei rifiuti) e ASM (multiutility bresciana di centro sinistra). Una mobilitazione di capitali enorme che prospetta la creazione di una multiutility regionale pubblico-privata...nazionale...multinazionale...Una questione che, pur essendo impugnata per incostituzionalità dal consiglio dei ministri,grava sui quegli ambiti territoriali, come quelli di Lodi e Mantova, che hanno detto NO alla privatizzazione, una condizione che pesa su tutta la situazione italiana insinuandosi nella "anarchica" situazione legislativa, determinatasi con la modifica del titolo V della Costituzione, e che crea ancora una volta conflitti e scissioni tra legislazione italiana e leggi regionali.
Le campagne da promuovere parallelamente a livello nazionale sono dunque due:
-aprire una campagna di raccolta firme su di una legge di iniziativa popolare per mettere in moto la partecipazione e aprire la discussione che, altrimenti, rimarrebbe chiusa nei centri di potere e nelle sedi istituzionali, cercando adesioni le più larghe possibili a partire dalle ONG, dai sindacati, ma soprattutto da parte delle istituzioni locali e nazionali. Esigere una nuova legislazione italiana che renda pubblica la gestione dei servizi idrici;
-affiancare alla suddetta un impegno specifico per abrogare la legge della Regione Lombardia.
La terza campagna, invece, si colloca su di un piano internazionale, fatta di due momenti distinti ma fortemente intrecciati tra loro: si tratta del V Forum Mondiale dell'Acqua che si terrà ad Istanbul nel 2009 e dell'estensione su scala nazionale ed internazionale dell'accantonamento di un centesimo di Euro per m/c erogato per la cooperazione decentrata e partecipata.
La situazione a monte riguarda il IV Forum Mondiale che si è svolto a Marzo 2006 a Città del Messico, che si è chiuso con 143 governi che hanno rifiutato di dichiarare il diritto all'acqua un diritto umano. Primo insuccesso, seguito dal sanzionamento del totale fallimento degli impegni presi da tutte le istituzioni internazionali in occasione del Millennio di portare l'acqua potabile a quel 1,4 miliardi di persone che ne sono prive, fallimento che ribadisce la triste realtà in cui l'acqua è solo ed esclusivamente di chi la paga e che i prestiti della Banca Mondiale ai paesi poveri sono sottoposti al principio della condizionalità a privatizzare in particolare l'acqua.
Solo 5 governi si sono opposti: Bolivia,Venezuela,Uruguay,Argentina e Cuba.
Allora se la politica mondiale fallisce, nonostante i temibili scenari che incalzano sul nostro pianeta, alla società civile spetta una grande responsabilità, quella di condurre una battaglia politica per cambiare la natura e le decisioni del prossimo Forum Mondiale.
Il nostro impegno in questi tre anni che precedono il V Forum è di costruire un movimento capace di far arrivare centinaia di mozioni nei consigli comunali, provinciali, regionali e al parlamento;dobbiamo far si che il V Forum Mondiale non vanga più indetto e diretto dal consiglio Mondiale sull'acqua,un organismo privato, gestito dalle principali multinazionali dell'acqua Suez e Vivendi, ma piuttosto da una conferenza governativa o da una agenzia delle Nazioni Unite. Sarà allora possibile rimettere in moto anche una politica della fiscalità generale, se faremo del Fondo di Solidarietà e dell'accantonamento di 1 cent.di Euro per ogni m/c di acqua erogata una campagna e una vera e propria strategia che coinvolga comuni e ONG in progetti sull'acqua secondo i principi etici del Manifesto dell'Acqua.
Tutto ciò è oggi possibile dopo Città del Messico e la grande mobilitazione dei messicani, dopo la presa di posizione dei sindacati internazionali, del movimento internazionale dei municipi, e soprattutto dopo il rifiuto da parte di 5 paesi di sottoscrivere il documento finale e dopo la risoluzione di tutto il Parlamento Europeo che chiedeva al Forum proprio di perseguire questi due obiettivi.
Se vogliamo che "l'altro mondo possibile" si realizzi concretamente uniamo le forze affinchè l'acqua venga dichiarata un diritto inalienabile nel mondo.
fonte: www.attac.it










